
Inizialmente l’idea era quella di scrivere qualcosa su quello che accadde 20 anni fa, la corrispondenza indiretta tra due giornalisti, un evento di portata storica indiscutibile, una guerra appena iniziata, che avrebbe mobilitato l’intera coalizione occidentale in nome della lotta al terrorismo.
Poi mi sono accorto che aveva poco senso parlare del livore di una persona arrabbiata con il mondo e arrabbiata in generale. Dopo la pandemia del 2020, che avrebbe dovuto insegnare a tutti ad essere più comprensivi, non c’è bisogno di rimestare le ragioni della rabbia e dell’orgoglio, anche perché hanno miseramente perduto nel capitolo dedicato alla questione afghana e forse un po’ anche in quella dedicata alla politica estera statunitense.
Oggi, dopo 20 anni, i Talebani sono tornati al potere conquistando Kabul senza nemmeno combattere. Gli occidentali, le ONG, gli interpreti e coloro che hanno aiutato gli americani nella permanenza (a quale scopo, viene da chiedersi?) hanno preso d’assalto l’aeroporto per imbarcarsi senza alcuna prospettiva sicura su aerei pronti a lasciare il paese.
Hanno perso, hanno tutti perso. Hanno perso gli americani che non sono riusciti ad addestrare nessuno del corpo militare afghano, che appena sentite le notizie circa l’avanzata dei Talebani hanno mollato tutto e si sono diretti verso il confine con l’Iran, abbandonando mezzi, armi, tecnologie che nemmeno hanno mai provato ad usare, o quantomeno non autonomamente e non in combattimento.
Secondo il presidente USA Joe Biden è un capitolo che si chiude nella storia dell’America. Non ci saranno altri Afghanistan (e quindi non più storie di Vollmann a raccontarne la fallacia deduttiva sotto ogni misura), non ci saranno altre generazioni impegnate nell’ingaggiare fuoco contro bersagli individuati a tavolino. Questo presuppone che per un bel po’ di tempo, salvo ripensamenti, Washington si farà da parte nella politica internazionale per farsi gli affari propri. L’intervento iniziato da Bush 20 anni fa era indirizzato a colpire i terroristi, dice Biden, e dopo 10 anni (forse un po troppi, Joe?) l’obiettivo principale è stato annientato (ad Abbottabad, in Pakistan) e l’area è stata bonificata dall’humus nefasto delle cellule di Al Quaeda. Non era prevista alcuna “nation building” (costruzione di un’identità statale), ma americani, italiani, inglesi, ecc. si sono fermati — spendendo uomini e mezzi — per dotare il paese degli strumenti materiali e immateriali per poter fronteggiare eventuali problemi all’interno dei propri confini.
Da quando Biden ha annunciato il ritiro simbolico delle truppe entro l’11 settembre, 20 anni esatti dopo il crollo delle torri di New York, i Talebani hanno letteralmente divorato le tappe, conquistando prima le zone più periferiche e rurali, per poi prendere posto all’interno del palazzo presidenziale, facendosi beffa di qualsiasi cosa incontrassero.

Ok, ma che c’entra Tiziano Terzani? Quando il mondo riteneva impossibile aprire un dialogo con l’Islam e già si stavano allestendo le prigioni di Guantanamo Bay, in una corrispondenza indiretta con Oriana Fallaci, egli spiegava il perché di questo 2021, ma soprattutto del fallimento della missione che passerà alla storia come “Enduring freedom”, terminata bruscamente un torrido 15 agosto di un’estate incendiata dal caldo.
Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, ‘Libertà duratura’. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmeno questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E una grande occasione. Non perdiamola
Dopo l’11 settembre, il giornalista fiorentino, che si era ritirato in una baracca in silenzio sull’Himalaia, riprese a girare il mondo e capitò ad un dibattito organizzato dalla Regione Toscana. A chi gli chiedeva cosa fosse il terrorismo, Terzani ha risposto che era sia il gesto di chi mette una valigia piena di esplosivo in un ristorante, sia quello di chi impone un progetto di sviluppo che fa violenza. Ha citato l’esempio della Union Carbide che alcuni anni fa provocò a Bophal in India 20.000 morti per aver costruito una fabbrica chimica che poi esplose contaminando l’ambiente.
Insomma, Tiziano Terzani, aveva cercato sin da subito di analizzare la questione sotto un diverso punto di vista: temporale, geopolitico, religioso. Il 31 ottobre 2001, da Peshawar, Pakistan, scriveva:
Il fatto che i talebani siano ora attaccati da degli stranieri, fa sì che anche chi aveva poca o nessuna simpatia per il loro regime, ora si schiera dalla loro parte. (…) Dinanzi agli stranieri, visti di nuovo come invasori, gli afghani diventano sempre più dello stesso colore. Per gli americani, gia’ sotto enorme pressione internazionale per la stupidita’ delle loro bombe intelligenti che continuano a cadere su gente inerme e di nuovo sui magazzini della Croce Rossa, la guerra aerea s’è rivelata un completo fallimento, quella politica uno smacco. Avevano cominciato la campagna afghana dicendo di volere Osama Bin Laden, “vivo o morto”, e hanno presto ripiegato sul voler catturare o uccidere il Mullah Omar, capo dei talebani, sperando che questo avrebbe fatto vacillare il regime, ma finora quel che son riusciti a fare, oltre a qualche centinaio di vittime civili, e’ terrorizzare la popolazione delle città già ridotte a macerie.
E ancora:
E non è il fanatismo di questi fondamentalisti, simile al nostro arrogante credere che abbiamo una soluzione per tutto? Non è la loro cieca fede in Allah, pari alla nostra fede nella scienza, nella tecnica, nella abilità di mettere la natura al nostro servizio? È con queste certezze che andiamo oggi a combattere in Afghanistan con i mezzi più sofisticati, gli aerei più invisibili, i missili più lungimiranti e le bombe più “ammazza uomo” per rifarci di un atto di guerra commesso da qualcuno armato solo di tagliacarte e di una ferma determinazione a morire.
Si fa molto presto a cercare profezie in un articolo di 20 anni fa. Le ipotesi diventano previsioni azzeccate, le parole fanno male, incisi e virgolette sono come proiettili che lacerano e martirizzano la carne. Di certo si può dire che alcune asserzioni di Oriana Fallaci siano invecchiate malissimo: “Il fatto è che l’America è un paese speciale, perché trasforma i sudditi in cittadini. Perché trasforma la plebe in Popolo. Perché la invita anzi le ordina di governarsi, d’esprimere le proprie individualità, di cercare la propria felicità.” Qualcuno ha etichettato Fallaci come un’esperta di “vile retorica”. Sono d’accordo. A me non è piaciuto il modo in cui si è esposta su qualsiasi argomento, sono distante anni luce. A volte trovo che persino Terzani, avvolto nella sua aurea di illuminato pensatore e propugnatore del pacifismo sia troppo retorico, ma c’è una differenza enorme, la sua è stata una visione lucida, quella di Oriana un’invettiva falsata da un’accecamento da “rabbia e orgoglio”, che come la peggior politica di oggi arriva a fare un distinguo tra culture analizzandole con il solo occhio della propria. Chiudo con l’ultimo pezzo tratto dall’articolo di Terzani, non credo di poter aggiungere altro. O forse sì: aveva davvero ragione.
Il Pentagono ha deciso di affidare alla Lockheed Martin la costruzione della nuova generazione di sofisticatissimi aerei da caccia: 3.000 pezzi per un valore iniziale di 200 miliardi di dollari. Gli aerei entreranno in funzione nel 2012. Per bombardare chi? Mi chiedo. Penso ai ragazzini della madrassa che nel 2012 avranno giusto vent’anni e mi torna in mente una frase dell’invasato “dottore”: “Se gli americani vogliono combatterci per quattro anni, noi siamo pronti, se vogliono farlo per 40 anni siamo pronti. Per 400, siamo pronti”. E noi? Questo é davvero il momento di capire che la storia si ripete e che ogni volta il prezzo sale.
—
Chiusura, dalla pagina di Emergency:

nell’inverno del 2001 Tiziano Terzani visitò l’ospedale di EMERGENCY a Kabul, in Afghanistan. Passeggiava nei giardini, girava per le corsie, faceva domande ai pazienti, li ascoltava. Parlò poi insieme a Gino Strada della follia della guerra. Ma anche dell’incapacità di alcune persone di diventare esseri “umani”, del razzismo, della necessità di fare qualcosa insieme.
Per un pezzo della sua vita, ha camminato al nostro fianco raccontando con onestà e verità che la sola via possibile contro la guerra è la pace. Ogni giorno, nella cura delle vittime della guerra e della povertà e in particolare oggi, a 14 anni dalla sua scomparsa, lo ricordiamo così:
“A Tiziano Terzani, un giornalista italiano e cittadino del mondo, scrittore di guerra e promotore di pace.” Il nostro Centro chirurgico per vittime di guerra di Lashkar-gah, in Afghanistan, è dedicato a lui.
By Diego Remaggi on August 23, 2021.
Exported from Medium on October 20, 2026.
Articolo pubblicato originariamente su Medium.